Questa storia ha radici profonde nella mia vita: non ero mai stato con una ragazza, e me ne facevo un problema.
L'estate prima avevo fatto una vacanza sconvolgente (allegra all'n-esima potenza) con altri 4 amici. E durante l'inverno avevo mantenuto questa sensazione di tutto può accadere e di curiosità verso il mondo che mi circondava.
Ero anche all'inizio delle mie prime esperienze di chat. Di solito sul lavoro la mattina presto entravo scambiavo 4 chiacchiere con chi era presente e poi tornavo al lavoro. Quando uscivo dalla chat era solita entrare una persona che come nickname non mi attirava/incuriosiva. Ma lei era incuriosita da me e dopo un po' di insistenza iniziarono i primi scambi di discorsi, di e-mail ed infine anche il numero di telefono.
Iniziammo così a sentirci sempre di più, lei di roma, con una storia triste finita da poco (e non parlo di fidanzati ma rimango sul vago per rispetto) e con tanta voglia di vivere. Inoltre lavorava e studiava e questo per me è un gran merito. Insomma, la sua voce al telefono, una voce dolcissima dietro la quale sentivo una persona di grande intelligenza e sensibilità ... mi ha conquistato oppure volevo che mi conquistasse.
Io ancora non capivo cosa fossi per lei. Venne l'estate, decisi di incontrarla. Presi la mia macchina e per la prima volta in vita mia feci da solo un "lungo viaggio", da Genova a Roma. La mattinata era calda e in realtà non sapevo nemmeno che faccia avesse lei tranne una sua frase che mi rimarrà scolpita nella memoria: "tu pensa a me come ad una cozza e non andrai tanto lontano". Mi dissi che l'aspetto in una persona è ben poca cosa rispetto a ciò che uno dentro possiede.
Lei venne, il primo pomeriggio era torrido, scese dalla macchina, mi si avvicinò, la vidi: non era bella, aspettai che parlasse e sentii nella sua voce tutto quello che avevo sentito per mesi al telefono: era lei! Quel pomeriggio facemmo un giro sui colli romani, alla fine mi portò al tuscolo e verso sera, dopo un mare di parole ... ci baciammo: era il mio primo bacio! Tutto stava succedendo molto in fretta, troppo ma non mi opposi. Dentro di me dissi che lei era una persona fantastica e cercai nel mio interno l'amore ma non sapendo cosa fosse decisi di attendere e ... capire.
Quella sera mi fece dormire a casa sua anche se dormimmo poco e non per quello che state pensando voi. Non volevo bruciare tutto subito ... era già accaduto tutto troppo velocemente. Da li ad una settimana ci reincontrammo, questa volta in un albergo a metà strada. Con noi c'erano altre persone di chat ma alla fine rimanemmo da soli. E' incredibile, anche se non avevo detto nulla, anche se non lo avevo deciso ormai stavamo insieme. Era come un sogno. Pensavo sempre a lei, cercavo lei, anche se devo ammettere che lo stare lontano non era un peso particolare. Probabilmente non ero innamorato ma ancora non lo sapevo oppure non volevo saperlo.
Io invece per lei stavo praticamente diventando "il mondo". Razionalmente decidemmo di vederci ogni circa due settimane. Di più non potevo fare. Continuavamo a sentirci tra telefonate, chat ed incontri reali. Le mie sensazioni però erano alterne, certe volte scoppiavo di lei, sentivo un impulso forte ad abbracciarla e stringerla, a volerle bene, ad ammirarla ... altre volte invece come una sensazione di vuoto, un piccolo vuoto mi prendeva. Mi dicevo: è la distanza.
Intanto il tempo passava, la nostra storia si stabilizzava nel vortice della programmazione: il treno, i viaggi in altre città dalle sue amiche, i viaggi da soli per scoprirci un po' più vicini, venezia, torino, roma, genova ... ormai l'italia era il nostro campo d'incontro. Vennero le vacanze insieme ed era già passato un anno ed io iniziavo a sentire un po' di pesantezza nel nostro rapporto, una gabbia che lentamente mi si chiudeva intorno. Facevamo progetti insieme e lei comunque mi lasciava libero di decidere di me però mi sentivo lo stesso costretto come dita dei piedi.
Iniziarono i primi litigi e le prime lacrime. Io mi domandavo su cosa ci fosse dentro di me, sui miei reali sentimenti e sentivo che qualcosa era sbagliato ma lei era troppo dolce e tenera ed affettuosa e sensibile ... ed io mi sentivo male a farle un torto, a dirle che probabilmente non l'amavo e che era solo un desiderio di amore! Speravo che prima o poi anche lei si stancasse di me. Ogni tanto ci facevamo del male ed ogni tanto facevamo la pace ma era sempre più difficile andare avanti.
Con i mesi sentivo pesarmi sempre di più la situazione e non avevo il coraggio di dirle tutta la verità, la mia verità. Lei mi amava alla follia! Venne un'altra vacanza insieme, una splendida vacanza ma ormai io sentivo che qualcosa bisognava fare per finire, le stavo facendo più male con questo stillicidio giornaliero che a dirle la verità, ma ero ancora vigliacco.
Alla fine, una frase, un discorso accennato di sua madre (che ormai mi conosceva bene essendo più volte andato a casa sua) fece scattare la molla. Decisi che alla fine della nostra vacanza le avrei detto tutto, non volevo rovinarle quegli ultimi momenti insieme! E così fu, la solita stupida frase: "voglio prendermi un momento di riflessione" ... pianse ed io con lei. Passammo la nostra ultima notte insieme (ormai abitava in casa da sola). Ed il mattino dopo il silenzio e lo sgomento tra di noi. Pochi gesti pesanti e faticosi. Uscii da casa sua con l'intenzione di tornare prima o poi per chiarire tutto ma non andò così.
Fuori casa mi sentivo perso, sentivo di aver fatto ancora una volta del male ma razionalmente mi dicevo che era la sola cosa giusta che potevo fare. Faceva male ... molto e lei di sicuro soffriva molto di più. Una settimana dopo ... qualche telefonata imbarazzata ci aveva tenuto compagnia fino ad allora ma nell'ultima lei era esausta dal mio temporeggiare. Le scrissi una mail (per scritto riesco a scavare meglio dentro di me e tirare fuori le mie sensazioni meglio di come non riesca a fare di persona), le dissi cosa mi agitava dentro, come vedevo la nostra storia passata e futura e le dissi che avrei voluto discuterne con lei ma ... la ferii mortalmente con una frase, una parola: "abitudine" e non mi volle mai più vedere.
Era finita. Dolore dentro di me e dentro di lei cento volte tanto! Spero solo che lei abbia imparato tanto da me quanto io da lei e da tutta questa storia, di certo, anche se con dolore, abbiamo imparato a conoscere meglio noi stessi ed il mondo che ci circonda. Mi auguro solo che questa esperienza non l'abbia addolorata al punto da rinchiudersi come tartaruga nel guscio, e spero che la sua intelligenza abbia avuto il sopravvento.
Da allora mi dissi che era meglio non sentirsi, era meglio far passare il dolore e costruirci sopra qualcosa per soffocarlo, come fondamenta solide del futuro. E' passato del tempo, forse adesso potrei sentirla, di certo non mi ha perdonato ma ... sono ancora vigliacco e non la chiamo. Dovunque tu sia, qualunque cosa tu stia facendo, mi auguro che la tua vita abbia un sole che la illumini e la riscaldi come in quel giorno in pieno agosto quando ci incontrammo.
Michele
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